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Gli Istituti d’Arte e l’istruzione artistica

lunedì 11 gennaio 2010

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L’istruzione artistica – nell’ambito di studi secondari ma anche di quelli superiori – è normata da un quadro legislativo imperniato sulla legge Gentile; i provvedimenti legislativi dei primi anni Venti hanno attuato il passaggio al Ministero della Pubblica Istruzione di “tutti gli istituti ed enti che hanno il fine di promuovere l’arte” ma hanno mantenuto la distinzione tra due rami delle scuole artistiche (istituti d’arte e licei artistici) frutto di una situazione storica imperniata su un modello accademico di insegnamento delle arti e sulle nuove realtà professionali sorte in seguito alle prime forme di industrializzazione emerse alla fine dell’Ottocento. Ciò vedrà gli istituti d’arte ereditare la tradizione delle scuole di arti e mestieri, le scuole di disegno o di arte applicata all’industria – storicamente il prodotto di iniziative private e, prima della riforma Gentile, sotto la tutela del Ministro dell’Industria – e i licei artistici continuare la tradizione degli istituti di belle arti, parte integrante delle Accademie di Belle Arti e quindi incentrate sulla formazione dell’artista e sottoposte alla tutela del Consiglio Superiore per i Monumenti e per le Opere di Antichità e d’Arte, riproponendo la dicotomia tra arti maggiori e arti minori.

La struttura in verticale prevista dalla riforma del 1923 per il primo ramo – articolato in Scuola d’arte (tre anni di “avviamento” dopo la scuola elementare) in stretta successione con il corso di tre anni dell’Istituto d’arte (che termina con il diploma di maestro d’arte) per concludersi nell’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche (ISIA) – non si stabilì completamente. Gli ISIA sarranno promulgati solo nel 1974 e la gerarchia verticale funzionò per il primo segmento fino al 1962, anno dell’istituzione della scuola media unica che vide le scuole d’arte trasformarsi in scuole medie annesse o dal 1965 in istituti d’arte.

Gli istituti d’arte che nella riforma Gentile avevano il fine di “addestrare al lavoro e alla produzione artistica, a seconda delle tradizioni, delle industrie e delle materie prime della regione”, esercitando i giovani in “lavori originali d’arte applicata” e fornendo loro la “cultura necessaria a formare capi d’arte” sposteranno questo legame con le attività artigianali tradizionali – mantenuto fino agli anni Sessanta – verso una progressiva trasformazione dei propri obiettivi e curricula seppur nel quadro degli ordinamenti originari.

 

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